![]() |
| 10/10/2006 - 15:10 |
Intervista esclusiva a Marina Lenti![]() |
Dopo l'uscita del saggio L'Incantesimo Harry Potter e dopo le recensioni (attualmente non disponibili) stilate da Lord Brindemort e laCri77, abbiamo posto svariate domande all'autrice Marina Lenti in merito ad alcuni aspetti del mondo di Harry Potter. Questa intervista è anteriore alle recenti rivelazioni della traduttrice portoghese, che ha svelato ai fan l'identità del misterioso R.A.B. (clicca qui per leggere questa notizia, ma attenzione agli SPOILER!). D - Hai chiaramente descritto le varie parti di una favola, di una storia... Hai illustrato quali sono gli episodi chiave... Ma da quanto scrivi, si potrebbe capire che le soluzioni per J.K. Rowling siano molto limitate per il finale. Conoscendola, non mi aspetto una cosa prevedibile. In base agli schemi che hai seguito, come si può prospettare il finale? Quali sono gli episodi che dovrebbero avverarsi? Mi par di capire che il finale dovrebbe essere "lieto", seguendo lo schema, eppure, richiamando al forum, trovo molte persone scettiche. Chi dice che devono morire sia Harry che Voldemort, chi solo uno dei due (cioè Voldemort), chi preannuncia perfino una caduta di Harry con conseguente vittoria del "Male". Di tutto questo, cosa riesci a tirarne fuori, sempre seguendo quello schema? Marina Lenti - Mi fai una domanda molto difficile, anche se è quella a cui tutti vorrebbero risposta :) Però c'è anzitutto un equivoco di fondo nella tua premessa: non è che le soluzioni a disposizione siano limitate. Campbell individua uno schema che, in quanto tale, è per forza ridotto all'essenziale. Ma a quello stesso schema rispondono milioni di racconti in tutto il mondo. Per riprendere il parallelo che ho fatto nel saggio, anche per i dolci gli ingredienti base son sempre uova, zucchero, farina etc, eppure quanti ricettari ci sono al mondo? Potremmo fare lo stesso esempio con le sette note e le canzoni. Dunque lo schema di base è fisso, ma con infinite variazioni sul tema e senza dubbio la fantasia della Rowling cercherà di movimentare lo schema il più possibile. Chiarito questo, è ovvio che quelle che espongo nell'Incantesimo Harry Potter sono solo speculazioni teoriche, anche se fondate su appigli più stabili di un "Fantapotter" che vada a briglia sciolta. Secondo me lo scontro sarà mortale e questo ce lo fa capire Silente nel Mezzosangue, quando esamina il ricordo vero di Lumacorno (comunque non potrebbe essere altrimenti, perché la storia non si concluderebbe, a meno che la Rowling voglia tenere un finale aperto per una seconda serie, cosa che, in base alla sue dichiarazioni di questi anni, mi sentirei di escludere). Ma io penso che sarà mortale solo per uno dei due e penso che sarà Voldemort a soccombere. Oltretutto, se la Rowling manterrà la coerenza col significato che la magia attribuisce al sangue, allora Voldemort col suo bel rito del pentolone s'è tirato la zappa sui piedi. Sono anche convinta che lo scontro sarà 'uno contro uno', nel senso che Harry si ritroverà a fronteggiare Riddle in una situazione in cui non può ricevere - in quel momento cruciale - aiuto dai compagni, così come è stato per lo scontro il Calice di Fuoco. Perché, dal punto di vista mitologico, lui è l'eroe, e l'eroe si batte da solo. E dal punto di vista psicanalitico, Voldemort è la sua Ombra, e anche questa va sconfitta da soli. Gli "aiuti magici" di Campbell saranno, piuttosto, quelli che soccorreranno Harry nella ricerca/distruzione degli Horcrux e mi aspetto che qui venga in gioco anche Petunia. Quello che Harry ripeterà nel suo mondo, oltre alla sperata liberazione da Voldemort, sarà una consapevolezza di qualche tipo. Sospetto che tornerà prepotentemente alla ribalta il discorso sul Libero Arbitrio e la non predeterminazione del destino, punto su cui la Rowling insiste sin dall'inizio e che, fra parentesi, mi trova assolutamente d'accordo. Qui mi potrei anche attendere uno di quei colpi di scena della Rowling, con un comportamento inaspettato da parte di Harry a questo proposito. Credo che nel finale si innesterà anche un discorso "morale" (attenzione: non moralistico), che si è già intravisto in precedenza, sull'integrità dell'anima. E sotto questo profilo sulla magia nera degli Horcrux ci sarebbe ancora moltissimo da dire, specialmente una volta che il settimo libro sarà uscito e che ci permetterà di cogliere ulteriori implicazioni. Un ruolo chiave lo avrà naturalmente Piton, che sono convinta sia lo Shapeshifter della situazione. E' quello che aggiunge mistero alla trama: per cinque libri siamo stati in dubbio su di lui; nel sesto sembra veramente gettare la maschera. Ma io credo ci sarà un altro colpo di scena all'atto finale. Con questo non voglio dire che Piton sia una personcina deliziosa: è un frustrato, una persona meschina e astiosa, come ha ampiamente dimostrato vessando quasi tutti i suoi alunni. La Rowling ci mostrerà senz'altro perché è diventato così, farà luce sulla sua storia familiare. Ma questo non toglie che Piton, fin qui, non sia una bella persona. Forse si riabiliterà con un sacrificio ultimo? Potrebbe essere un'opzione. Potrebbe diventare addirittura la "longa manus" di Silente, ora che lui non c'è più. Del resto Piton ne sa più di tutti gli altri sui progetti di Silente, perfino più della McGranitt. Possibile che Silente sia stato così stolto da mettergli su un piatto d'argento tutti questi segreti senza essere sicuro al 100% della sua fedeltà? Vero è che la natura umana e imprevedibile e la riconoscenza non abbonda, ma qua non siamo nel mondo reale, siamo in un racconto, e i conti alla fine devono tornare. Anche sul lieto fine. non è detto: il fatto che Harry porti fuori la pelle non significa necessariamente che lo farà senza conseguenze, che viva felice e contento come nelle favole Disney. Anche se personalmente sono i finali che preferisco :) Non sappiamo quale sia il prezzo che pagherà: dopotutto Silente, che non era certamente il primo che passa per strada, ne ha pagato uno molto alto solo per aver cercato di distruggere un Horcrux, figuriamoci più d'uno. Faccio un esempio che i lettori di Lumos conosceranno benissimo: Frodo porta a termine il suo compito, ma la corruzione velenosa dell'Anello ha lavorato al punto da non farlo sentire più al suo posto nella Terra di Mezzo e da costringerlo a partire con gli Elfi. Ho sempre trovato questo finale persino più traumatico rispetto a una scelta drastica di farlo morire dopo aver gettato l'Anello nel cratere del monte Fato. Perché in quel caso sarebbe stato un annientamento, sì, ma definitivo. Uno ci sta male ma alla fine si deve mettere il cuore in pace perché cos'altro può fare? Così invece resteremo con l'immagine di un Frodo che vive con un fondo perenne di malinconia, di pesantezza, di disorientamento. La trovo un'idea ansiogena e per nulla rassicurante. Ed è una vittoria del Bene solo a metà. Può darsi che la Rowling decida di battere una pista simile, con Harry. D - E dopo tutte le storie post-2 agosto? Quando la Rowling con King e Irving ha dovuto rispondere ad alcune provocazioni degli altri due che poi si sono aggiunte alle proteste/richieste dei fan, cosa si può dire? ML - Mah, molti hanno speculato sulla faccenda che la Rowling si sia tradita con la domanda della cena. Per me non è una prova così lampante su chi sopravviverà, come alcuni ritengono, ma questione di percezioni. Del resto manca poco alla fine e tutte le nostre curiosità saranno saziate. Io ritengo che, se tutto il trio verrà graziato, la Rowling lo farà per evitare le ire dei fan. Perché statisticamente ci sono due fattori da considerare: la famiglia Weasley, così numerosa, è stata ferita tre volte, ma mai mortalmente. Una cosa statisticamente poco verosimile. Inoltre, da quando la Rowling ha iniziato a uccidere, il cerchio si fa sempre piu' stretto attorno ad Harry: prima un compagno di scuola (Cedric), poi il padrino (Sirius), poi il mentore (Silente). La pura logica vorrebbe che uno dei due amici piu' cari fosse la prossima vittima. E se combiniamo i due fattori puntiamo direttamente a Ron. D - Nel libro/saggio che hai scritto, hai detto che la Rowling si è dovuta far aggiungere un nome al suo originario. Ma JKR all'anagrafe è ancora solo JR o s'è fatta aggiungere la K pure là? ML - Non essendo in rapporti confidenziali con la Rowling :) la mia risposta è solo presuntiva: non credo proprio che si sia fatta aggiungere il nome. Perché avrebbe dovuto? Anche lei la trovava un'idea bizzarra. E poi, non so come funzioni l'anagrafe britannica, ma di solito non è che uno può cambiare nome come un vestito :) Ci vogliono dei motivi. D - Sempre parlando di J.K. Rowling, è pensabile che lei passi qualche informazione sui "misteri" dei libri per la traduzione? Il riferimento più emblematico è R.A.B., tradotto in Svezia e Germania, ma rimasto uguale per diverse ragioni in Italia, per esempio. Abbiamo appreso molto bene dal tuo libro che le traduzioni italiane non solo non ti soddisfano, ma nemmeno sono azzeccate, almeno per significato. Questo farebbe pensare che la Rowling sia molto misteriosa anche su questo punto, tant'è che in un'intervista criticava la traduzione di Dumbledore nella versione Italiana. ML - Difficile rispondere. Mi pare di ricordare che qualche traduttore straniero (non ricordo però la nazionalità) una volta abbia chiesto lumi su un particolare (che non riguardava comunque R.A.B.). Però credo sia stata la classica eccezione. Quanto alle traduzioni italiane, vorrei precisare alcune cose: ci sono rese che mi soddisfano, e molto, come ad esempio i Dissennatori o i Babbani. Questo l'ho detto anche nel libro. Ma è chiaro che, in una disamina, l'accento cada più sulle cose che non vanno piuttosto che su quelle che funzionano. Perché su queste ultime c'è poco da dire. Quindi, benché le soluzioni insoddisfacenti siano a mio avviso molte, la massiccia preponderanza di critiche, piuttosto che di elogi, che probabilmente si avverte nel saggio è dovuta al fattore appena evidenziato. C'è anche da sottolineare che il libro non poteva dare spazio a un esame linguistico esaustivo, perché ne sarebbe uscito un libro nel libro, data la vastità di materiale. Così ho dovuto scegliere quelle che mi sembravano le soluzioni più macroscopicamente discutibili. Al di là delle scelte sui nomi, personalmente mi trovo spesso in disaccordo anche sul modo in cui sono rese certe frasi nei testi: io tendo a prediligere la forma più aderente possibile all'originale, mentre in Salani vedo la tendenza verso una resa più libera, immagino per amore di maggiore eleganza stilistica. Ma chiaramente questo è un fattore soggettivo, che sta alle preferenze di chi traduce. E di chi edita. Perché non dimentichiamo che anche l'editor ha un suo peso nelle scelte. Discutevamo proprio su questo aspetto, tempo fa, io e l'editor di Delos. La questione verteva sul termine "Leaky Cauldron". Come ho scritto nel libro, la traduzione Paiolo Magico è semplicistica, perché non dà conto del significato secondario dell'aggettivo "leaky": c'è sottesa l'idea di qualcosa che cola fuori dal calderone, e credo che la Rowling volesse alludere al fatto che un pub è un ricettacolo di pettegolezzi che poi 'esondano' all'esterno. Ebbene, provando a fare, così per divertimento, una scelta alternativa, sono uscite soluzioni linguisticamente più accettabili ma improponibili a livello editoriale. Perché l'editor presta attenzione anche al suono che comunica una parola. Dunque possibili traduzioni più strette come, ad esempio, "Paiolo Colachiacchiere", oppure "Paiolo Filachiacchiere", non sarebbero passate. Si tratta di questioni su cui bisognerebbe spendere molto tempo e su cui ragionare sopra parecchio per giungere a un buon compromesso fra esigenza di resa ed esigenza di buon suono. Con questo non giustifico affatto la scelta di Salani che, lo ribadisco, è arbitraria e semplicistica. Un traduttore di libri professionista dovrebbe essere in grado di trovare appunto il compromesso di cui sopra proprio perché è un traduttore professionista di libri, e non un mero traduttore da copisteria (con tutto il rispetto per questi ultimi). Sotto questo profilo amo sempre fare questo esempio, che per me è illuminante e che si riferisce a una vecchia striscia di Snoopy edita dalla BUR. Come molti sapranno, Snoopy si diletta spesso a scrivere e a mandare racconti alle case editrici, finendo sempre per essere rifiutato. Ebbene, in una vignetta, Lucy, o qualcuno dei bambini che non ricordo più chi fosse, gli dice che non riuscirà mai ad essere un buon scrittore perché è troppo "dog-matic". Il gioco di parole è evidentemente fra la parola 'dogmatic' (dogmatico) e la parola 'dog' (cane). La traduzione italiana non era facile ma il traduttore se n'è uscito fuori con una soluzione a mio avviso magistrale: "can-onico". E' perfetta, non trovi? C'è un senso abbastanza vicino a 'dogmatico', benché i due aggettivi non siano la stessa cosa e, cosa fondamentale, è mantenuto il gioco di parole fra l'aggettivo e la parola cane. Questo è quello che, per me, dovrebbe fare sempre un traduttore professionista. D - So che nel libro non hai parlato della questione "Principe Azzurro", l'assurdità che si era diffusa nell'estate scorsa. Cosa ne pensi di questa infelice traduzione? ML - Penso che se i giornalisti hanno dato una notizia fondata, la casa editrice, optando per una soluzione del genere, avrebbe fatto una figuraccia di proporzioni cosmiche. Harry Potter non è Biancaneve. E' interessante notare che, comunque, "il Principe Mezzosangue", unica scelta possibile per un traduttore italiano, perde necessariamente qualcosa per strada, non potendo giocare sul cognome di Eileen come è invece possibile fare con l'originale inglese. E in questo caso, ecco un elogio: la traduttrice ha scelto, giustamente, di aggiungere qualche parola, accanto alla frase originale in cui Hermione spiega a Harry l'enigma, in modo che al lettore italiano fosse più chiaro il gioco di parole. D - Visto che l'abbiamo accennato, secondo te, chi è R.A.B.? ML - Oh cavolo, io non sono mica brava in materia di Fantapotter, sai? :) Credo che si tratti di Regulus, ma con la Rowling di mezzo di certo vado sempre coi piedi di piombo. Ecco comunque un tema, il Fantapotter, che ho deliberatamente scelto di non affrontare nel saggio: lo scopo non era infatti di indovinare il finale la saga, quanto di studiarne gli aspetti strutturali (che comunque possono fornire indizi sull'epilogo), la genesi, le particolarità. Ci tengo a precisarlo perché ho letto in giro alcuni commenti, rilasciati da persone che, pur non avendo letto il libro, che lo irridevano percependolo come un tentativo di indovinare, sulla base delle teorie circolanti su Internet, cosa faranno i vari personaggi, quali saranno i colpi di scena ecc. ecc. Ora, una tale operazione non sarebbe stata di alcun valore oggettivo, visto che nessuno è nel cervello della Rowling. Certo, è divertente discuterne nei forum, e su Supereva ho aperto addirittura una sezione apposita per articoli di questo genere, tutti estremamente ingegnosi. Ma quando si pensa al materiale per un saggio, le scelte devono essere ben altre. Perché un saggio è uno studio, e deve avere un valore atemporale, al di là di come finirà la saga. Il guaio è che non tutti hanno presente che cosa sia in realtà quel genere chiamato saggistica, e quindi lo confondono con manuali e guide ai personaggi e agli incantesimi oppure a collage delle teorie internettiane di cui parlavo prima. D - E quel "locket" probabilmente mal tradotto in italiano è un semplice lucchetto oppure è possibile che sia il misterioso medaglione rubato da R.A.B. nella caverna? Questo farebbe aumentare le ipotesi che RAB = Regulus. ML - Sono a favore della teoria dell'Horcrux, per svariati motivi: il primo è che la Rowling ha detto che nel corso dei libri ormai li abbiamo visti tutti, pur senza accorgercene. Il secondo riguarda le iniziali, che vedono Regulus come il candidato più probabile. Il terzo è che gli oggetti di casa Black sono già stati ripresi nell'episodio del Mezzosangue che coinvolge Mundugus: quindi si tratta di oggetti importanti, che hanno un ruolo e non fanno parte semplicemente della coreografia. Infine, ritengo che la digressione sulla pulizia di casa Black, benché a mio avviso troppo lunga e dispersiva rispetto al suo scopo, abbia comunque, appunto, uno scopo, cioè quello di mostrarci dei ritrovamenti importanti. D - Sappiamo che a te l'ultimo film non piace. Le motivazioni che dai (e che comunque ti chiedo di rispiegare) sono giustificate e non trascurabili. C'è però un aspetto che fra i primi due film cambia radicalmente: il carattere di Silente. Nei primi due film vediamo un Silente "silente", statico, pacato, calmo, contenuto. Nel terzo e nel quarto Silente è più "Dumbledore", più agitato e brusco. A mio modo di vedere il vero Silente è quello degli ultimi due film. Mentre quello dei primi due è il Silente che ho io nella mia immaginazione, un Silente più "italiano". Piccola riflessione: come abbiamo già visto la traduzione Dumbledore - Silente è sbagliata, ma come ho tentato di accennare nella domanda, il nome "Silente" per me da un senso di quiete e tranquillità. Prima di conoscere i nomi originali e di interessarmi sui loro significati, io ero convinto che Silente fosse il nome azzeccato e l'idea che avevo di lui è quella che poi è stata trasposta nei primi due film. ML - Il Calice di Fuoco non mi piace principalmente per due motivi: è troppo frenetico (anche se comprendo le esigenze di ridurre un tomo del genere in due ore di spettacolo) e poco magico. E' vero che ci sono le magie del Torneo, ma la magia esterna, quell'aura impalpabile che permea Hogwarts, non si avverte più. Sparite le luci calde e dorate, sparito il castello vivente che si esprime attraverso i quadri o le scale mobili, spariti i fantasmi che lo vivacizzano. Insomma, un appiattimento generale: diventa un castello come un altro. Quanto a Silente, ritengo che sia stato sempre rappresentato a dovere in tutti e quattro i film. Alcuni hanno accusato Gambon di essere fuori parte nel Calice, quando si altera dopo l'episodio in cui è uscito fuori il nome di Harry come quarto concorrente del Torneo, ma io non condivido. Per me Gambon ha messo in scena un'estrema preoccupazione, che per un attimo gli ha fatto dimenticare la normale pacatezza. Capita a tutti, Silente non sarebbe umano se fosse sempre calmo e sorridente. Anzi, darebbe anche un po' sui nervi, alla lunga. Sulla traduzione italiana del nome, l'ho detto anche nel saggio: anche per me, paradossalmente, la scelta linguisticamente opposta al senso originale finisce per dare, all'immaginario del lettore italiano, un personaggio assolutamente in linea con la pacatezza caratteriale che lo contraddistingue. D - Addentriamoci nel discorso Warner Bros. Come trovi l'idea di fare dei gadget anche per un pubblico più adulto rispetto a quello avvenuto finora? Mi pare che il movimento Harry Potter nel mondo, smuova sì parecchi bambini, ma i più interessati sembrano gli adolescenti e, Lumos lo dimostra soprattutto nello staff, gli ultraventenni. ML - Mah, non me ne intendo di marketing. Penso però che i grossi consumatori di questi prodotti siano bambini e ragazzi. Magari l'adulto può indulgere in un mouse pad o una coffee mug, ma non penso che costituisca una fetta di mercato così determinante. D - Sempre a rigung> ML - Mah, non me ne intendo di marketing. Penso però che i grossi consumatori di questi prodotti siano bambini e ragazzi. Magari l'adulto può indulgere in un mouse pad o una coffee mug, ma non penso che costituisca una fetta di mercato così determinante. D - Sempre a riguardo della Warner Bros. Perchè tanti misteri sulle scene? Perchè aspettare tanto tempo prima di rilasciare immagini/poster/video dei film? Alla Warner Bros non converrebbe rilasciare qualche cosa di più innanzitutto per soddisfare i fans, ma anche per farsi più pubblicità? Capisco che il fenomeno Harry Potter ormai non abbia bisogno di pubblicità, ma i fans cercano continuamente qualsiasi cosa e come sempre rimangono delusi e costretti ad aspettare a lungo. ML - Penso che, quando l'attesa è così spasmodica, essere estremamente parchi nell'elargire dettagli sia una mossa meramente commerciale. E una mossa vincente, visto che fa salire una febbre già alta. Dopotutto la Rowling, in queste cose, docet. E la Warner sembra aver assimilato molto bene la lezione dell'autrice. D - Cosa ti aspetti dal quinto film? ML - Nulla. Perché non conosco lavori dello sceneggiatore e del regista. E' la prima volta che parto dalla classica tabula rasa: perché, per i primi due film, non conoscevo lo sceneggiatore ma conoscevo il regista. Per il terzo, conoscevo ormai lo sceneggiatore ma non il regista. Per il quarto, conoscevo entrambi (e debbo anche dire che a me i film di Newell non piacciono, quindi non è che fossi entusiasta della scelta. Purtroppo non sono stata smentita). Per il quinto dovrò dunque attendere il momento della proiezione (anche perché i trailer sono sempre un po' fuorvianti e non danno mai il vero polso del lavoro). D - Secondo te, quando può uscire il settimo e ultimo libro? E in Italia? Alcune teorie dicono che J.K. Rowling non può lasciarsi scappare la fatidica data 07/07/07. ML - Credo che luglio dell'anno prossimo possa essere un termine realistico, sia per la scrittrice che per le esigenze pressanti della casa editrice. Sul 777 non faccio tanto affidamento, mi sembra una di quelle leggende metropolitane da Internet. Per la traduzione italiana infine, se il libro esce a luglio credo che la Salani se lo terrà come classica strenna natalizia. Commenta qui questa intervista. |
| Lord Brindemort |